I bei tempi andati (ovvero, quando su Sconfinare sembravo intelligente)
Pubblico oggi, dopo più di un anno, un articolo che avevo pubblicato come editoriale nel numero 17 di Sconfinare, uscito nel febbraio del 2009. La stagione era diversa, si usciva dall’inverno; l’occasione era diversa: il numero era uno speciale sull’attacco israeliano a Gaza e sulle luci (poche) ed ombre (molte) che esso lasciava, e sui dieci anni dalla morte di De André. Persino io ero in parte diverso: in un anno e mezzo ci sono state moltissime cose che mi hanno fatto maturare e crescere, forse. Ma sono comunque rimasto stupito nel rivedere quanto avevo scritto allora, e nel notare come l’articolo, cambiando le ovvie coordinate temporali, sarebbe attualissimo. Quello che un anno e mezzo fa appariva chiaro come disimpegno ad ogni costo oggi è ancora così, anzi, è sempre peggio. Ma vedo anche che, rispetto ad un anno e mezzo fa, qualcosa ribolle sotto la superficie dorata della televisione. Bisogna vedere cosa ne uscirà, se questa rabbia sorda porterà a qualcosa, però i tempi per urlare e farsi sentire mi sembrano ormai maturi.
Da “Sconfinare” nr. 17, Editoriale:
“La domenica delle salme non si udirono fucilate: il gas esilarante presidiava le strade. La domenica delle salme si sentiva cantare: quant’è bella giovinezza, non vogliamo più invecchiare”. Così cantava Fabrizio De Andrè, all’indomani della caduta del muro di Berlino, ne La Domenica delle Salme, la sua canzone civile più famosa. Nei giorni scorsi, i giorni dell’attacco israeliano a Gaza, questa canzone mi è tornata improvvisamente in mente. Il fatto è che guardi alcuni telegiornali italiani nei momenti di apice della crisi nella Striscia, e scopri che tutti hanno ben altre priorità nelle notizie. Si parla del gelo (?), della neve a Milano, dei saldi maistaticosìsaldi, del Grande Fratello 9 che finalmente ricomincia, e chi più ne ha più ne metta. Ma di ciò che succede in Medio Oriente, per fare un esempio, neanche un cenno. E quando un cenno c’è, non ti aiuta a capire, ma si tratta solo di una dichiarazione di tifo per una delle due parti in lotta, come se si trattasse di una partita di calcio. Allora, mi sono reso conto di quanto De Andrè avesse ragione: la nostra è una società del disimpegno, del divertimento ad ogni costo. Siamo anestetizzati da un continuo brusio di fondo; ci sentiamo informati su tutto, e in realtà non siamo informati su niente. In questa situazione, è importante che ognuno di noi faccia il possibile per mantenere vivo un dibattito costruttivo. E’ un’operazione difficile, che costa tempo e fatica, senza dubbio. Nessuno nega che sia molto più facile lasciarsi trascinare dal flusso, prendendo ciò che ci viene offerto in abbondanza, senza farsi troppe domande. Ma è un atteggiamento che, per noi di Sconfinare, sarebbe poco dignitoso. Ecco perché cerchiamo di fare “opposizione costruttiva”: nel nostro piccolo, cerchiamo di sollevarci dal cicaleccio continuo che ci circonda, per parlare con voce chiara. Non è detto che ce la faremo, ma intanto ci proviamo, e cerchiamo di migliorarci numero dopo numero. In questo nostro ambizioso tentativo, voi lettori siete imprescindibili; se riusciremo a fare qualcosa di buono, sarà soprattutto grazie a voi che ci seguite con attenzione e interesse. Buona lettura!
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