Mi dispiace, ma a Woodstock preferisco l’Opera
In questo weekend, a Cesena si è svolta la nuova Woodstock. Ma tranquilli, dimenticatevi il glorioso mantra sesso-droga-rock’n'roll; la nuova Woodstock è consistita nel raduno del movimento 5 Stelle, capitanato da Beppe Grillo. Una due giorni di musica, a rte e comizi, che ha portato su un prato di Cesena circa centomila persone, centomila “rivoluzionari”, come li ha chiamati Grillo. Questo raduno offre sicuramente degli spunti di riflessione interessanti, soprattutto nella situazione in cui vivacchia la politica italiana negli ultimi tempi: Grillo si pone a fustigatore della politica, e a rivoluzionario; ma ci riesce veramente?
Per prima cosa, non si può negare che Grillo abbia puntato sul cavallo corretto. Egli, con la sua verve polemica da comico senza peli sulla lingua, ha saputo percepire e raccogliere le voci di antipolitica e di rinnovamento che da anni emergono dalla società italiana. Questo è vero, ed è risaputo già da un pezzo. Da oggi, però, il movimento è entrato in una nuova fase; non contento di avere favorito la vittoria del centrodestra in regioni come il Piemonte, sottraendo voti alla sinistra, ora l’esercito dei rivoluzionari arrabbiati si scaglia contro il sistema politico tutto, proponendo il superamento dei partiti e dei privilegi, ma allo stesso tempo ponendo come obiettivo legittimo e raggiungibile quello di ottenere 10 deputati alle prossime legislative. Insomma, il movimento va contro i partiti, ma vuole giocare sul loro stesso terreno. Sta a Grillo spiegare come pensa di recrutare i candidati deputati, organizzare una campagna elettorale vincente e rendere il movimento presenza costante in Parlamento senza diventare partito, più o meno strutturato, ma partito. Non basta un nome, movimento, per non trasformare i 5stellini in movimento; se partecipa alle elezioni, se il loro obiettivo diventa quello di avere deputati in parlamento, è necessario un certo passaggio ad una forma partito. Infatti, non si può dire che il PDL sia un organo strutturatissimo e dotato di profondità di azione sul territorio; ma non si può affermare che queste sue caratteristiche non lo rendano un partito. Anzi, è un partito tanto meno democratico, quanto le decisioni riguardo al suo funzionamento sono prese solamente dal suo leader. Adesso, vedo molto difficile che il Movimento 5 stelle non faccia la stessa fine, sottoposto alla scelta finale dei deputati da parte di Grillo. Perchè, se è vero che il comico assicura che la legge elettorale è una porcata e va modificata, come d’altronde buona parte delle persone dotate di intelletto sostengono da molto tempo, è altrettanto vero che per entrare in Parlamento bisogna giocare con le liste bloccate, e quindi Grillo può fare il buono e il cattivo tempo, come uno qualsiasi dei vecchi politici criticati a Cesena.
Grillo un merito ce l’ha, però: quello di sapere usare con maestria i mezzi di comunicazione contemporanei: internet, attraverso l’uso esperto di blog, social network e Youtube, non ha più segreti per lui; e in questo modo riesce ad allargare sempre di più la sua schiera di seguaci insoddisfatti del sistema. E’ però questo un uso dei media che porterà ad una maggiore democrazia, e svincolerà il movimento dalle logiche di partito tradizionali? Non credo; vedo assai improbabile uno sviluppo di questo genere, perchè comunque tutto il meccanismo fa capo al leader, che domina le idee del gruppo senza possibilità di contraddizione. Anzi, questa politica “diffusa” rende ancora più difficile mettere in discussione il leader, cioè Grillo, perchè la rete crea un pubblico amorfo, da cui pescare le teste più fedeli e lasciare perdere le altre.
Insomma, Grillo è un furbacchione, e nient’altro che questo: critica i meccanismi della politica, ma per veicolare il suo messaggio di critica ne utilizza gli stessi meccanismi, portandoli ad un nuovo livello. Non è diverso, non è nuovo rispetto a Berlusconi; è semplicemente arrivato dopo, ne ha potuto studiare la bravura e gli sbagli e, ora che ha studiato, ne approfitta per ottenere gloria come novello Messia. Questo è dimostrato da un’ultima considerazione: in un momento in cui la vera opposizione al sistema politico attuale sarebbe spingere ad una riflessione precisa e preparata sulle vere priorità del Paese, invece che discutere sulla balle al vento di Fini, Grillo si limita a criticare, a fare da pars destruens, senza però una pars construens nel suo discorso: non dà proposte concrete, non dice cosa farà una volta al governo, ma si limita a fomentare la rabbia del suo pubblico cieco e a guidarla verso la sua beatificazione personale. Proprio come ha fatto Berlusconi; e la confusione del nostro Paese appare ancora più grande, di fronte al pensiero che ormai i politici fanno i comici, e i comici fanno i politici. In un tale clima, così desolante, la vera rivoluzione sarebbe portata da chi veramente smettesse di urlare e ci invitasse ad ascoltare, ad approfondire i problemi, ad affrontarli dopo esserci preparati bene su di essi. Di Woodstock ne abbiamo già tante, e si vede quanto male sono usate; ora è il tempo di tornare all’Opera, e di scoprire quanto bella può essere.
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26/09/2010 a 22:27
Ciao giova! Sono completamente d’accordo con te, tranne che per la parte finale; in effetti, grillo delle proposte (alcune buone, specie sull’ambiente) le ha fatte. Non mi piace tutto il resto, ma evitiamo di usare gli stessi argomenti dei pidiellini, che si limitano sempre a rispondere ‘sì ma voi non avete proposte’ per fare tutte le porcate di questo mondo. Hai ragione su tutto, ripeto, e anzi complimenti per l’analisi psicologico dell’uomo grillo, ma per favore, noi che lo critichiamo, cerchiamo di criticarlo in modo differente!
Baci
Francesco
28/09/2010 a 14:22
Eh sì! Sono proprio d’accordo anche io…
Sostengo l’uso dei mezzi di comunicazione telematici che fa il Grillo, ma certo questo dovrebbe avere dei riscontri nella realtà. A me pare che i vari popoli della rete, viola o blu che siano, restino delle potentissime forse “rivoluzionarie” finché sono in rete, poi appena finiscono in piazza, alla Woodstock di turno, al V-day di turno, si sviliscono in spettacolini più comici che altro, i quali non hanno alcun riscontro programmatico e di discussione nella “!!!realtà!!!”, che fino a prova contraria è il luogo vero in cui viviamo e agiamo ancora.
Ho sentito – mi pare durante la puntata di sabato scorso di “In onda” su LA7 – delle interviste a numerosi giovani presenti alla Woodstock di Grillo: beh, della vera Woodstock avevano solo gli effetti della cannabis, ma zero ideali, “!!!zero idee!!!”, non sapevano per cosa avevano votato, per cosa voteranno, in cosa credono… Credo che questi V-day e nuove Woodstock non abbiano maggior dignità politica di quanta ne abbia il nostro andare al concerto degli Stones o di Capossela. Sempre di musica e teatro si tratta: anzi, dato che quello di Grillo è “teatrino” (termine usato anche metaforicamente per le beghe finiane), decisamente meglio andare all’Opera, che almeno innalza i nostri spiriti, ci purifica e ci rende migliori!… e chissà, magari ci fa anche “mettere all’opera”, per far qualcosa di buono per questa fogna dis-umana, nella quale pare siano restati solo cacca e grilli!
Grazie. A presto, e saluti a Francesco, compagno di commenti!
28/09/2010 a 23:10
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